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Anche i più ottimisti tra noi sognano distopie?

 Anche i più ottimisti tra noi sognano distopie?

Per distopia s'intende quel filone narrativo che si oppone alle cosiddette utopie. In altri termini, laddove l'utopia esalta la possibilità presente o futura che si realizzi uno stato di cose desiderabili, la distopia si muove in senso opposto narrando l'accadere di scenari spesso tutt'altro che auspicabili.

L'invenzione del termine è fatta risalire a John Stuart Mill (politico e filosofo britannico) e più precisamente ad un discorso da costui pronunziato nel 1868. L'uso del termine ha trovato la sua fortuna in tempi più recenti soprattutto nella narrazione di tipo fantascientifico laddove, da definizione, le distopie descrivono l'avverarsi di scenari futuri perlopiù catastrofici.


Carlo Prati - Roma, Gath della Trimurti dei Monti. Collage digitale 2008

La distopia, forse ancor più delle utopie, ha a che fare con un genere letterario a metà strada tra la fantascienza (intesa come libera speculazione sul domani) e la sociologia. Infatti se è vero che troviamo le utopie negative in molti racconti della modernità, come vero e proprio genere dobbiamo attendere gli anni Ottanta del Novecento per veder nascere quella branca peculiare della fantascienza che porta il nome di Cyberpunk che fa delle distopie il proprio cavallo di battaglia.
Il Cyberpunk ha avuto tra le varie caratteristiche che lo qualificano, la peculiarità di ravvicinare, nelle narrazioni, presente e futuro, rendendo quest'ultimo, per così dire, sociologicamente a portata di mano. Il futuro prossimo del Cyberpunk è generalmente l'immagine d'un presente estremizzato in cui il tema del pessimismo ambientalista funziona da costante sottofondo alle vicende narrate. 

Si tratta in sostanza di un futuro molto diverso da quello immaginato dalla fantascienza, per così dire, più mainstream. Se spesso anche in quest'ultima il futuro è immaginato a tinte fosche, dominato, ad esempio, da lotte tra civiltà interplanetarie, ivi prevale un generalizzato senso d'ottimismo per la società del futuro.
Un esempio classico è dato dalla serie Star Trek in cui, nonostante le varie guerre interplanetarie, la società umana è intesa culturalmente in modo progressivo.


Metropoli a confronto: la Londra di Star Trek (a sinistra) la Los Angeles di Blade Runner (a destra)
 

Vi proponiamo, tra i tanti disponibili, cinque trailer d'altrettanti film di fantascienza distopica (ordinati per anno di realizzazione). Da notare: Brazil e Gattaca sono, in modo diverso, entrambi debitori alla distopia per antonomasia: 1984 di G. Orwell. Blade Runner è la versione cinematografica del racconto Do Androids Dream of Electric Sheep? di P. K. Dick. Dick è considerato l'ispiratore del movimento letterario del Cyberpunk

Metropolis - Fritz Lang, 1927
 
Blade Runner - Ridley Scott, 1982
 
Brazil - Terry Gilliam, 1985
 
Gattaca - Andrew Niccol, 1997
 
District 9 - Neill Blomkamp, 2009
 

 


Tuttavia la funzione delle distopie non è necessariamente catastrofista, anche se lo sono spesso i suoi presagi. La distopia, soprattutto se "moderata", può essere intesa come catarsi della società contemporanea: autocoscienza che tramite piccoli sguardi allarmati sul futuro cerca di cambiarne la rotta.

In questo senso vanno intesi i lavori di Carlo Prati che vi presentiamo in questa gallery di sue opere. Il lavoro di Prati si muove esattamente su questa linea di confine mostrandoci, per suggestioni, assaggi di futuro prossimo venturo. E' spesso la città di Roma al centro dei suoi lavori ma questo tipo di visione è congruente col futuro di qualsiasi metropoli dell'occidente contemporaneo. 

A noi decidere se questi scenari siano desiderabili oppure no; come a dire: uomo avvisato, mezzo salvato. 

Il sito di Carlo Prati.

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