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Carmelo Bene: ritratto di un artista della dissacrazione

Carmelo Bene nasce a Campi Salentina, in provincia di Lecce, il 1° settembre del 1937. Figlio di genitori umili ma benestanti – i genitori sono proprietari di un'industria manifatturiera di tabacco -, riceve fin dalla prima infanzia un'educazione di impronta fortemente religiosa, dovuta soprattutto alla fervente fede della madre. Tuttavia se ne distaccherà progressivamente negli anni, fino a giungere a una sorta di profondo rifiuto per tutta la morale e la dottrina cattolica. Dopo gli studi classici, che svolse in collegio presso i Gesuiti, Carmelo Bene si traferì a Roma per frequentare l'Accademia d'Arte Drammatica. Fu il suo primo e unico approccio con l'insegnamento accademico, che abbandonò dopo appena un anno di frequenza, definendola come un'esperienza infruttuosa e inutile.
Il suo debutto in scena risale al 1959 quando, appena ventiduenne, interpretò il ruolo di protagonista nel
Caligola di Albert Camus.
Dopo il fortunato esordio, che gli valse buoni consensi sia di critica che di pubblico, si allontanò quasi subito dalla concezione classica del teatro e intraprese un proprio personalissimo percorso di ricerca artistica e di sperimentazione, che lo portò a diventare a sua volta autore, oltre che interprete e regista di se stesso. Una rottura intenzionale e volontaria con gli schemi e le sovrastrutture della scena teatrale tradizionale, che gli valse critiche violentissime ma che segnò anche la sua cifra stilistica e la chiave del suo successo.
Divenne in breve tempo un autentico “caso”, al centro del dibattito culturale sia in Italia che in Europa, soprattutto grazie ai suoi lavori di “variazione” sui grandi classici, definiti dai suoi detrattori come dei veri e propri massacri. La sua personalità istrionica e la creatività poliedrica, unita allo straordinario talento come interprete e a una presenza scenica non comune, ne fecero tuttavia un protagonista indiscusso dell'espressione artistica dentro e fuori dal palco.
Alternò l'attività teatrale e autoriale con quella di interprete cinematografico, che iniziò con l'
Edipo Re di Pier Paolo Pasolini. Seguirono, negli anni successivi, i lungometraggi Nostra Signora dei Turchi (tratto dall'omonimo romanzo pubblicato da Carmelo Bene appena un anno prima, la cui trasposizione cinematografica gli valse nel 1966 il premio speciale della giuria della Mostra del Cinema di Venezia), Capricci, Don Giovanni , Salome e infine Un Amleto in meno, che ne 1973 segnò la naturale conclusione della sua esperienza sul grande schermo.
Nonostante questa parentesi, Carmelo Bene non si distaccò mai dal teatro, continuando le sue sperimentazioni come autore, attore, regista e interprete, fino a sconfinare persino nella musica sinfonica. Il suo successo non conobbe declino, esprimendosi al massimo delle proprie potenzialità con progetti, sperimentazioni e proposte sempre originali e innovative e restando legato alla sua immagine di provocatore in grado di scuotere le certezze e le coscienze del pubblico di tutto il mondo.
La sua morte, avvenuta il 16 marzo 2002, è uno shock per la cultura e la società italiana e una perdita violentissima per il teatro mondiale. Gli rendono omaggio tutti i maggiori esponenti istituzionali dell'epoca, oltre agli intellettuali e ai numerosissimi ammiratori, che continueranno a custodirne gelosamente la memoria attraverso le sue interpretazioni e le sue opere.
A loro è dedicato questo straordinario documento, che ne ricostruisce la figura e ne ripercorre la carriera attraverso alcune delle sue interpretazioni e incursioni più significative, sia in teatro che in televisione.

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