Seguici    
Accedi

Effettua il LOGIN

Hai dimenticato la password?
REGISTRATI ADESSO!

oppure accedi tramite...

 

La vera natura di Caravaggio - Il corpo delle cose

“Tanta manifattura gli era a fare un quadro buono di fiori come di figura”. Una frase dalla portata eversiva, perché Caravaggio mette sullo stesso piano la pittura sacra, la pittura di storia e la pittura di oggetti, e così teorizza la rivoluzione che apre le porte alla pittura moderna. La differenza non sta nel contenuto, nell’oggetto della pittura, ma nel modo in cui si dipinge. La Canestra di frutta della Pinacoteca Ambrosiana è il primo quadro non sacro di Caravaggio che venga esposto al pubblico. E’ anche il primo quadro che, quando Caravaggio è ancora vivo, torna nella sua Lombardia. Ci torna nella mani del cardinale Federico Borromeo, arcivescovo di Milano, di manzoniana memoria, che lo teneva in altissima considerazione. In effetti questo quadro è una sorta di spartiacque: nulla sarà più come prima nella storia dell’arte dopo che Caravaggio mette poca frutta in una canestra di vimini e la poggia su un tavolo in modo che esca un po' nel vuoto. Perché sembrava impossibile dare tutta questa importanza, in quel momento, a della frutta.

Tra i risultati più alti di questa prima maturità di Caravaggio va contato anche il Bacco degli Uffizi, forse un dono del cardinal Del Monte per il Granduca di Toscana Ferdinando dei Medici. Un quadro di cui le fonti non parlano, ma che viene dipinto nel momento in cui Caravaggio ha sul cavalletto la Canestra di frutta dell'Ambrosiana, che in qualche modo passa in questa tela. Anche se qui l’obiettivo si allarga, perché dietro la frutta c’è una figura umana, un Bacco che ha l’inconfondibile volto di un “torpido e assonnato garzone da osteria”, per dirla con Roberto Longhi. Un Bacco che cerca un rapporto con lo spettatore più di qualunque altra figura che Caravaggio avesse dipinto fino a quel momento, perché si rivolge a chi guarda. Un’opera “transitiva”, come si è detto, che porta la sua azione verso chi sta fuori della tela. Un’opera, anch’essa, che apre le porte a Velázquez, a Manet e a gran parte dell’arte moderna.

Se per il Bacco continuiamo ad avere dei dubbi sul fatto che sia agli Uffizi perché fu donato dal cardinale Del Monte al granduca Ferdinando, non si ha invece nessun dubbio sul fatto che andò così per un’altra opera degli Uffizi, una delle immagini di Caravaggio che è penetrata con più forza nell’immaginario dei nostri giorni: la Medusa. Una figura che ci restituisce un Caravaggio ossessionato dal momento in cui la vita lascia il corpo, ma nell’attimo in cui la testa è ancora viva. E ha bloccato per sempre questo momento.

In questo stesso periodo, intorno al 1599, si può collocare un’altra opera dipinta per Del Monte, l’unica pittura murale di Caravaggio: il Giove, Nettuno e Plutone di Villa Ludovisi, dove l’artista immagina, in un’improbabile scorcio, gli dei dell’Olimpo, completamente nudi, sul cornicione di un palazzo, in una posizione a dir poco funambolica.

 

Tags

Condividi questo articolo

Inserisci il codice nel tuo articolo