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Madama Butterfly

Dal Teatro Regio una delle opere più sofferte e travagliate di Puccini


















Nel giugno del 1900 Puccini è a Londra per alcune recite di Tosca e una sera si reca al Duke of York’s Theater, dove assiste al dramma Madame Butterfly, che David Belasco aveva tratto dal racconto di John Luther Long. Puccini non conosce l’inglese, ma rimane affascinato dalla vicenda della giovane giapponese che si suicida per amore. Appena tornato in Italia chiede a Giulio Ricordi l’autorizzazione per trarre un’opera da quel lavoro e nei primi mesi del 1901 Illica e Giacosa sono già alle prese con il libretto di Madama Butterfly. In quegli anni, il filone esotico era una vera e propria moda in letteratura, arte, musica (nel 1898, sempre su libretto di Illica, Mascagni aveva composto Iris, infelice storia di una fanciulla giapponese che si toglie la vita). Puccini si documenta su alcuni temi musicali giapponesi, che avrebbe poi inserito nell’opera (nel primo atto compare anche una citazione dell’inno americano). L’opera va in scena il 17 febbraio 1904 al Teatro alla Scala, Rosina Storchio è la protagonista, Giovanni Zenatello è Pinkerton e Giuseppe De Luca è Sharpless: è uno dei più clamorosi insuccessi della storia dell’opera: «con animo triste ma forte ti dico che fu un vero linciaggio. Non ascoltarono una nota quei cannibali. Che orrenda orgia di forsennati, briachi d’odio. Ma la mia Butterfly rimane qual è: l’opera più sentita e suggestiva ch’io abbia mai concepito. E avrò la rivincita, vedrai, se la darò in un ambiente meno vasto e meno saturo d’odi e di passioni», scrive Puccini all’amico Camillo Bondi. La Butterfly rinasce al Teatro Grande di Brescia il 28 maggio 1904, con alcune modifiche: via un po’ di macchiette e di colore locale nel primo atto, divisione in tre atti (alla prima, il secondo atto era stato considerato troppo lungo), inserimento di una nuova aria per Pinkerton, «Addio, fiorito asil». È un trionfo.

 

Musica di GIACOMO PUCCINI

Tragedia giapponese in due atti
Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa
dal racconto di John Luther Long
e dal dramma di David Belasco
Orchestra e Coro del Teatro Regio
Allestimento del Teatro Regio
Regia DAMIANO MICHIELETTO
Regia televisiva FRANCESCA NESLER
Personaggi e interpreti
Madama Butterfly (Cio-Cio-San) AMARILLI NIZZA
F.B. Pinkerton, tenente della marina U.S.A. MASSIMILIANO PISAPIA
Sharpless, console degli U.S.A. a Nagasaki ALBERTO MASTROMARINO
Suzuki, servente di Cio-Cio-San GIOVANNA LANZA
Goro, nakodo LUCA CASALIN
Il principe Yamadori DONATO DI GIOIA
Lo zio bonzo SEUNG PIL CHOI
Il commissario imperiale RYAN MILSTEAD

             

Atto I
Collina presso Nagasaki. Goro, il sensale di matrimoni, mostra all’ufficiale americano Pinkerton la casa che ha affittato per le sue nozze con la geisha Madama Butterfly (Cio-cio-san). Arriva il console americano Sharpless: Pinkerton gli confessa che sposerà la bella e giovane Butterfly secondo il rito giapponese, perché dopo un mese avrà la facoltà di ripudiarla. Sharpless non approva il comportamento così cinico del giovane, e brinda alla sua famiglia lontana in America; l’ufficiale brinda invece a quando si sposerà per davvero con una americana. Arriva Butterfly e Sharpless è turbato perché capisce che la ragazza crede fermamente in quel matrimonio. La cerimonia ha luogo, ma mentre tutti stanno festeggiando, arriva furioso lo zio bonzo, che maledice Butterfly, rea di aver ripudiato la propria religione per poter sposare un americano. Pinkerton scaccia tutti e consola il pianto di Cio-cio-san: è la loro prima notte di nozze. 

Atto II
Parte prima
Interno della casetta di Butterfly. Sono passati tre anni. Pinkerton aveva promesso di tornare a primavera e Butterfly continua ad aspettarlo mentre Suzuki, sua cameriera, è convinta che non tornerà più. Arriva Sharpless, che vorrebbe leggere a Cio-cio-san una lettera di Pinkerton in cui l’uomo le spiega che il loro matrimonio è finito, ma Butterfly continua a interromperlo e a fraintendere le parole lette dal console. Allora Sharpless le chiede cosa farebbe se il marito non tornasse più, e la ragazza risponde con fermezza: o tornare a fare la geisha o uccidersi. Poi, gli mostra un bambino biondo di tre anni: è il figlio di Pinkerton. Un colpo di cannone annuncia che è arrivata una nave; subito Butterfly guarda con il cannocchiale: è la “Abramo Lincoln”, la nave di Pinkerton. Con Suzuki e il bambino, decide di attenderlo in piedi tutta la notte.

Parte seconda
La stessa scena. È l’alba. Pinkerton non è arrivato. Butterfly porta il bambino a dormire in casa. Pinkerton e Sharpless giungono, ma chiedono a Suzuki di non avvisare Cio-cio-san. Pinkerton, oppresso dal rimorso, fugge vigliaccamente. Arriva Butterfly, e vedendo il console pensa che il marito sia tornato, ma in giardino vede una donna occidentale e capisce tutto: è Kate, la moglie di Pinkerton. Butterfly promette di lasciare il bambino al marito solo se Pinkerton verrà a prenderlo. Poi congeda tutti, anche Sharpless, che promette di tornare dopo mezz’ora con Pinkerton, e dopo aver abbracciato il figlioletto si uccide.

 

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